(Ospite + Pressione)
La tensione causata dai doveri dell'ospitalità
Secondo il deliziosamente pignolo Noel Coward, un numero sorprendente di persone incarnava la figura del perfetto ospite, tra le quali: John Gielgud, che sapeva essere «divertente, loquace e straordinariamente cortese»; Rebecca West, la quale, nonostante i suoi problemi con la cistifellea, era «gioviale e premurosa, e anche incredibilmente intelligente»; e Hester Chapman, che era «felice di essere lasciato solo con un libro, senza chiedere ad alcuno che lo intrattenesse»; infine Natasha Wilson, perché «non parlava con nessuno prima di pranzo».
Naturalmente, Coward non fu da meno come ospite. Una delle proprietà da lui visitate fu il rifugio giamaicano di Ian Fleming, Goldeneye. Dopo la sua permanenza, Coward vergò un poemetto di ringraziamento (leggermente pungente e non molto buono, a dire il vero), intitolato L’ospite. Si veda The letters of Noel Coward, a cura di Barry Day, Alfred A. Knopf, 2007, pp. 540-541.
Naturalmente, Coward non fu da meno come ospite. Una delle proprietà da lui visitate fu il rifugio giamaicano di Ian Fleming, Goldeneye. Dopo la sua permanenza, Coward vergò un poemetto di ringraziamento (leggermente pungente e non molto buono, a dire il vero), intitolato L’ospite. Si veda The letters of Noel Coward, a cura di Barry Day, Alfred A. Knopf, 2007, pp. 540-541.
Note:
* The Noel Coward Diaries, a cura di Graham Payn & Sheridan Morley (1982), Da Capo Press, 2000, p. 249, 515, 648.
* Philip Hoare, Noel Coward. A Biography (1995), University of Chicago Press, 1998, p. 408.
* The Noel Coward Diaries, a cura di Graham Payn & Sheridan Morley (1982), Da Capo Press, 2000, p. 249, 515, 648.
* Philip Hoare, Noel Coward. A Biography (1995), University of Chicago Press, 1998, p. 408.